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06 Aprile 2010
Non abbiamo mai conosciuto il paese di Fossa, paese nel senso di
“piccolo centro abitato”. Perché quando noi volontari siamo arrivati, -
esattamente un anno fa - il paese non c’era più. Deserto, distrutto
dalla follia devastatrice del terremoto. Intorno a noi solo macerie. Un
silenzio infernale ha caratterizzato quelle strade nei mesi successivi,
interrotto solo dal rumore degli attrezzi dei Vigili del Fuoco impegnati
nei puntellamenti.
Eppure Fossa è diventato, sotto certi aspetti, anche il “nostro” paese. L’abbiamo interiorizzato mano a mano, grazie al racconto dei suoi abitanti. E’ come se i fossolani ci avessero insegnato a conoscere l’anima del paese.
E quante volte abbiamo provato a chiudere gli occhi tentando di ricostruire quella quotidianità cittadina che il sisma del 6 Aprile 2009 aveva bruscamente interrotto.
Cerchiamo di immaginare Piazza Grande, il via vai di auto e persone che l’animava a tutte le ore del giorno. Chiudiamo gli occhi e tentiamo di vederla, gremita di gente, durante la Sagra della Bistecca. E poi immaginiamo il bar di Maurizio posto all’angolo della piazza, punto di incontro per i ragazzi e non solo. Oppure la macelleria che Fabio gestiva con suo padre, che veniva presa d’assalto dalle tante ladies orgoglio di Fossa. E pagheremo di tasca nostra per sederci alle panchine sotto la cattedrale, al fianco del monumento dei caduti, e lì trascorrere i pomeriggi estivi cullati dalla brezza di quel venticello che così bene ci è stato descritto.
Nessuno di noi conosceva il Beato Bernardino da Fossa prima di venire qui. Eppure ognuno di noi può giurare di aver ascoltato, almeno una volta, per bocca di un Fossolano, la storia di questo personaggio a cui è dedicata anche la scuola del paese. Già il paese. Noi non sappiamo cosa ne sarà di questo paese. Se la famosa “ricostruzione” tanto decantata avverrà prima o poi. In quali tempi, in quali modi. Non possiamo stabilire se ci vorranno due, cinque, dieci, venti anni. E se basteranno.
Ad un anno dal terremoto ancora non sappiamo dare un significato alla parola “ricostruzione”. Però una cosa la possiamo dire: Fossa non è mai morta. La potenza devastante del terremoto ha fatto implodere le case forse, ma ha dovuto chinare la testa di fronte alla tenacia degli abitanti di queste terre. Fossa ha perso il suo corpo ma la sua anima è ben salda, perché i fossolani sono andati avanti. Con orgoglio si sono subito rimboccati le maniche nel presente, preservando il passato ma bramosi di costruirsi di nuovo un futuro.
Tornare a Fossa significa proprio questo: nostalgia e speranza allo stesso tempo.
Un salto nel passato che sembra non esserci mai stato. Il tempo cancella le distanze. Un filo ininterrotto lega i volontari accorsi durante l’emergenza alla popolazione aquilana. Un legame forte. Indissolubile.
Fossa un anno dopo. Le tende sono state tutte rimosse. Il campo sportivo, nato come sede della Polisportiva Fossa, e trasformato in tendopoli per oltre sei mesi, è ora ridotto ad un cumulo di ghiaia. Il ponte crollato e ricostruito in tempi record (cinque mesi), fa da corollario al villaggio che si sviluppa su una collinetta adiacente la stazione ferroviaria. La realizzazione dei “moduli abitativi temporanei” è quasi ultimata, ed ha dato vita a delle deliziose casette. Si chiama “Villaggio San Lorenzo” ed è qui che si svilupperà il futuro di Fossa. Adesso si stanno ancora ritoccando le ultime abitazioni, c’è poi da costruire la piazza, la chiesa e tutte le attività commerciali che sono ancora ferme. Ma già il villaggio ha preso vita, si muove, è dinamico.
E’ un piacere passeggiare qui. Ogni due passi sei costretto a fermarti perché le porte delle casette si spalancano al tuo passaggio. I fossolani ti invitano ad entrare, vogliono offrirti qualcosa da mangiare o da bere ed insistono fin quando tu non accetti. C’è Cinzia, Maria, Sabatino, Alberta, Lino, Vittoria, Vivia, Pasquale, Clara, Ninetta. Alexandra, Sergio, Franco, Donata, Giuseppina, Clemente, Morena. E ancora Gianfranco, Almerino, Maria Teresa, Armando, Santina, Antonio, Fiorella, Antonietta…PIPPO! Che gioia rivederli un anno dopo!
L’appuntamento per tutti è alle 16 davanti al Tendone Chiesa. Prima la Santa Messa in suffragio delle vittime del sisma. Poi la proiezione di un film-documentario su Fossa. Si termina con un aperitivo con pizze tradizionali di Pasqua e con la musica dell’Orchestra Città Aperta.
Restano le lacrime. Quelle che costringono Don Gaetano ad interrompere l’omelia per alcuni istanti. Lacrime che rappresentano il segno tangibile di una ferita che niente e nessuno riuscirà mai a guarire. Neppure il tempo, considerato dai più la miglior medicina.
Ad un anno di distanza continua ad ardere la fiamma della memoria a Fossa. “6 Aprile 2009 - 6 Aprile 2010 Ricordare nella speranza”, è possibile?
Romina VINCI
Volontaria della Protezione Civile
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